Chirurgia Generale a indirizzo Gastroenterologico e laparoscopico Direttore Prof. Capizzi

Prof. Francesco Domenico Capizzi
già Direttore della Chirurgia generale dell'Ospedale Maggiore di Bologna Professore di Chirurgia generale nell'Università di Bologna
BOLOGNA, CESENA, CIVITANOVA MARCHE (MACERATA), MODENA, SUZZARA (MANTOVA), REGGIO EMILIA
CHIRURGIA LAPAROSCOPICA GASTROENTEROLOGICA E DELL'OBESITA'
CENTRO DI CHIRURGIA LAPAROSCOPICA E DELL'OBESITA'
HESPERIA HOSPITAL, MODENA - OSPEDALE DI SUZZARA, MANTOVA,VILLA VERDE, REGGIO EMILIA,
VILLA DEI PINI HOSPITAL, CIVITANOVA MARCHE - VILLA LAURA HOSPITAL, BOLOGNA - MALATESTA NOVELLO HOSPITAL, CESENA
,
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da 3 a 5 settimane di attesa per interventi chirurgici

Curriculum Prof. Francesco D. Capizzi
Chirurgia laparoscopica
interventi di chirurgia laparoscopica
emorroidi ragadi fistole malattie colon proctologiche
malattia da reflusso gastro esofageo ernia iatale
acalasia esofagea
obesità e come curarla
chirurgia oncologica chirurgia laparoscopica

Chirurgia Laparoscopica
Gastroenterologica e dell'obesità
centro di chirurgia laparoscopica
e dell'obesità.
Prof. Franscesco Domenico Capizzi
Bologna Primario

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Obesità e Chirurgia
 

 
Obesità e chirurgia

Obesità e Chirurgia
dal genotipo alla Sleeve Gastrectomy laparoscopica

Autore: Daniele Capizzi, Francesco Domenico Capizzi

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Prefazione del Prof. Francesco Domenico Capizzi

Si sta  assistendo  ad una nuova fase antropologica darwiniana. L’evoluzione e l’adattamento  della specie si svolge fra consumi di merendine, big-burger, coca-cola e palestre, in mezzo a  distese di sofà ed  automobili impilate,  protette da oltre 20 miliardi di euro per anno nella sola Italia, un quinto dell’intera spesa sanitaria, per  trovare riparo sulla  navicella tecnologica sospesa ad un filo e  per giunta gravato dal sovrappeso.
Per  centinaia di migliaia di anni il corpo  si è  evoluto  grazie alla capacità di accumulare l’energia prodotta  dagli alimenti,  in un ambiente ostile dove  la  vita   era assicurata soltanto  da calorie generate dal  metabolismo,  bruciate rapidamente o accumulate sotto forma di tessuto adiposo.
Nel lento  svolgersi del tempo, e a partire dalle ultime decadi,  la situazione  si   è capovolta e ha cominciato a correre:  gli alimenti  diventano  largamente disponibili e si  assottiglia,  fino quasi a sparire,  la necessità dell’impegno  fisico quotidiano per  intensità e durata,  lo stress e le insoddisfazioni esistenziali fanno la loro apparizione, gli stili di vita conducono  alla quasi-immobilità dei cor­pi e ad un risparmio di energia fisica.
La ricca alimentazione, a fronte della medesima capacità intrinseca di accumulare  energia, dispone l’organismo a far fronte ad eccessi di calorie, in assenza di alternative,  mediante la formazione  di strati di tessuto adiposo.
Ad occupare le menti degli uomini non sono più l’orrore delle privazioni né l’ossessione dell’approvvigionamento di cibo, ma l’abbondanza: una duplice inquietudine che deriva dal timore degli eccessi  offerti dalla modernità e dalla scelta del cibo ”. ( Claude Fischler, La damnation des fos, Hard cover, Seuil 1999).
Cosicché, con evidente paradosso, nei Paesi ricchi l’assillo è  dato dalle necessità di diete, rifugiarsi in palestre, limitare i danni alla salute ed estetici a causa di una alimentazione eccessiva ed errata e  alla scarsa o nulla mobilità fisica; nei Paesi poveri il problema è opposto:  cibo scarso per quantità e qualità e far fronte ad una vita quotidiana infernale.
Più che un fenomeno  evolutivo per la sopravvivenza sembra l’esatto contrario: in alcuni luoghi si vive poco perché si mangia poco e male affrontando fatiche immani ; in altri, la tendenza all’obesità e allo scarso movimento fisico fa vivere meno e con molteplici acciacchi perché si mangia troppo rispetto alle necessità reali.
L’obesità si avvia ad assumere i caratteri dell’epidemia con una simmetria opposta rispetto  agli effetti  della denutrizione
Dalla fine degli anni '80 gli europei obesi sono aumentati  di circa il doppio, nel contempo le abitudini e le attività lavorative sedentarie hanno coinvolto la metà  delle persone adulte;  inoltre, è calato il numero di coloro che praticano attività fisiche. 
L’obesità, come si può constatare ad occhio nudo e senza ausilio di statistiche, camminando per strada, si conforma come fenomeno  diffuso, in crescita  e ben visibile in ogni luogo.            
Anche nei Paesi in via di sviluppo l’alimentazione, gli stili di vita e le condizioni di lavoro, ragguagliato al modo occidentale, stanno registrando  analoghe conseguenze: il soprappeso è raddoppiato in Cina  mentre in India ha raggiunto oltre la metà  delle donne fra i 20 e i 69 anni, con un  numero di  persone in sovrappeso  che hanno superato  quelle sottopeso.
Il problema alimentare è dunque ben lungi dall’abbandonare l’umanità:  una parte, anche nell’ambito della medesima nazione,  soffre  un’epidemica  iponutrizione  con tutte le sue conseguenze  di ordine socio-sanitario ed etico;  l’altra parte è afflitta da patologie  cronico-degenerative, anche esse dai connotati epidemici, fra cui preminente è l’obesità, legate all’organizzazione sociale e alle tecniche di  trasformazione, raffinazione, conservazione e alla stessa composizione degli alimenti.
Ma quale è l’origine dell’obesità?  E’ pacifico che sia multifattoriale:   una  non ben definita componente genetica che potrebbe  contribuire  per  il 20-25%  e  una dominante  ambientale e culturale che si estrinseca  in organizzazioni sociali e produttive,  abitudini  e stili di vita,  modi di  scegliere e consumare  gli alimenti, propensioni psico-depressive ed ansiose nell’affrontare le problematiche, anche esistenziali, offerte da un’epoca ad elevata complessità e difficile in ogni suo aspetto.
Malati obesi, familiari, amici e colleghi di lavoro, medici elaborano, comunque, differenti modi per spiegare e valutare la portata e gli esiti della malattia. I diretti interessati sono portati  ad attribuire la loro condizione, in primo luogo,  ad un rallentamento del metabolismo di base e a fattori ereditari, ma sono subito dopo disposti a riconoscere negli errori dietetico-comportamentali  l’origine della malattia. Gli osservatori esterni sono pronti a connettere l’aumento di peso con disfunzioni dell’apparato endocrino.
Gli amici  tendono a non riconoscere  come  malattia l’obesità,  che anzi vedono addosso agli interessati con simpatia. I parenti stretti, di solito più preoccupati dello stesso malato, si sforzano, come giustificativo rivolto al congiunto,  di ricordare  le ascendenze familiari in questo campo e sono pronti a recepire qualsiasi ipotesi risolutiva. I medici curanti sono propensi ad  escludere  endocrinopatie  ed avanzano l’ipotesi che  la causa sia da ricercare in un introito calorico eccessivo.
L’obesità si sviluppa come retrazione nell’intimo, spesso partendo da “un  piccolo agente esterno” quale può essere rappresentato dall’organizzazione urbanistica di una città che separa, pianifica, elimina  spazi con l’intenzione di renderla più  funzionale, dimenticando che questi cambiamenti strutturali incidono  sulle persone e le inducono a rimanere chiuse nelle proprie case e nei propri pensieri.
La strada, che fa constatare la evidente evoluzione antropologica in senso bariatrico e che si configura come  palcoscenico su cui il microcosmo individuale si incontra con il macrocosmo cittadino fatto di regole di comportamenti e simbologie, luogo sociale in cui avviene l’incontro, la discussione, il corteggiamento e l’interazione, può escludere taluni, in particolare gli obesi, che salgono, in ascensore,  la scala evolutiva standosene rintanati nelle proprie case ad obbedire al “genotipo risparmiatore”. 





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Venerdì 30 Gennaio 2015 ore 17
presso la sala dello Stabat mater dell'Archiginnasio
(Portico del Pavaglione, Piazza Galvani)

Presentazione del libro "La Parte del Primo Violino" di Francesco Domenico Capizzi.
Cartolina di Invito



Invito Invito

I termini progresso e sviluppo, di memoria pasoliniana, subiscono equivoci nel linguaggio corrente come se l’un termine equivalesse all’altro: l’idealità di un progresso sociale è confusa con il pragmatismo economico dello sviluppo industriale e tecnologico, in disuso nella politica, nelle sedi della cultura e delle aggregazioni e organizzazioni sociali...
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